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martedì 17 aprile 2012

Il nostro Campo di Elicicultura!!!

http://www.magmagazine.it/2012/04/10/ricomincio-dalle-lumache/


Lavinia Tumminia, da precaria e cassaintegrata a titolare di una piccola azienda
Le lumache, si sa, vanno piano ma vanno anche sano e vanno lontano. Chi vive a tu per tu con questi piccoli abitanti della terra ha imparato ad aspettare il tempo giusto per seminare e raccogliere, basta guardare cosa succede in casa di Lavinia Tumminia che proprio delle lumache ha fatto un originalissimo regno. A pochi chilometri da Palermo, nella caratteristica Conca d’oro ai piedi di Monreale, la campagna di Lavinia è il nido delle chiocciole, da quando questa imprenditrice ventottenne, già mamma di una bimba di sette anni, si è cimentata nell’”orto terapia”, una specialità il cui nome basta ad accendere la fantasia. Di che si tratta, e in che modo abbia a che fare con i simpatici invertebrati, ce lo spiega lei stessa durante una delle poche pause dal lavoro nei campi a zappare le zolle e seminare la verdura che darà il nutrimento ai minuscoli gusci già sparpagliati ovunque e a quelli che nasceranno nei prossimi mesi. “Le lumache si raccolgono come i frutti – spiega Lavinia, ormai pratica nelle faccende della natura – le fattrici, così si chiamano le “mamme” chiocciole, si attaccano ai pali di legno dei recinti, nel periodo del letargo, e poi si risvegliano con le piogge più calde all’inizio della primavera”. Ma da dove bisogna partire per avviare un’attività del genere? La nostra moderna coltivatrice ci stupisce quando racconta che la sua avventura è iniziata con una “normale” cassa integrazione, sì perché nel nuovo mondo del precariato e della disoccupazione sono altre le cose che fanno notizia, e la capacità di rimettersi in gioco è una di queste. “C’era il terreno di mio nonno, un ettaro e mezzo al confine con il fiume Oreto, avevamo alberi di arance e di limoni e tanta buona volontà – Lavinia si racconta – dall’età di sedici anni, ero ancora una studente al liceo linguistico, ho sempre insistito con mio padre per guadagnare i miei soldi lavorando, non mi accontentavo di ricevere una paghetta da venti mila lire senza essermela sudata”. I fili del racconto si intrecciano tra le tantissime iniziative che questa pioniera della “fattoria sociale” ha portato avanti soprattutto nel campo del volontariato, a braccetto con extracomunitari, studenti, diversamente abili e stranieri. Con lei, oltre al padre e a un nonno con la passione del vino fatto in casa, c’è anche una sorella più piccola, Ambra, che fa l’interprete e dà una mano, come tutti, in azienda. Intanto, una molla indispensabile per risalire dal buco nero della cassa integrazione, tre anni fa, è venuta da un finanziamento regionale di diciotto mila euro con il quale Lavinia ha potuto fondare la sua cooperativa. “Facevo l’operatrice al museo, prima che arrivasse il licenziamento – nel frattempo era venuta al mondo la piccola Indra, nome indiano, mitologico – mi sono ritrovata con le spalle scoperte, di punto in bianco, i soldi per la mia bambina non bastavano più”. Ma le idee, quelle sì che ti cambiano la vita. E può persino venirti in mente di aprire un allevamento di lumache e di costruire una fattoria per disintossicare le persone con la terapia dell’orto, l’orto terapia. Come funziona? “Prendi un gruppo di persone, famiglie, diversamente abili – spiega Lavinia – il contatto con la natura, quando tocchi con mano l’erba, i fiori e anche le lumachine, perché no, aiuta a risolvere tanti disagi, a riscoprire la parte più genuina dell’essere umano”. Lo sa bene la nostra “orto terapista”, che tanto ha imparato guardando la sua bimba correre dietro le meraviglie di un campo, tra bietole e trifogli costellati di Helix aspersa. “Questa specie di chiocciola, originaria delle Madonie, è preziosa per la sua bava che può essere utilizzata a scopo cosmetico e salutare – spiega ancora Lavinia, lei in materia di lumache ha dovuto imparare ogni cosa in fretta ma adesso, insieme alle nozioni di botanica, le è spuntata persino l’ambizione d’iscriversi in agraria – ho tanti progetti per il futuro, a piccoli passi spero di realizzarli tutti, dalla certificazione biologica per i miei campi ai laboratori di riciclaggio creativo in cui, per esempio, insegnare ai bambini a modellare la cera delle api con le mani. La strada è ancora lunga, tra i tempi della burocrazia e le attese per i bandi comunitari e l’approvazione dei piani, ma a poco a poco siamo riusciti a realizzare i primi coffe break e i family party all’aria aperta, ad accogliere turisti e studenti con l’associazione “Save the children””. Chi va piano va sano e va lontano, non possiamo fare a meno di dirlo, un po’ per dovere di “cortesia” nei confronti delle lumache, che in questa storia di imprenditoria coraggiosa hanno un ruolo di tutto rispetto, e poi, per usare le parole di Lavinia, “perché la nostra Sicilia è una terra chiusa, chi come me ha deciso di restare sa che ha tanti scogli contro cui cozzare, farsi male, ricominciare ma alla fine solo chi persevera ha facoltà di vincere”.